martedì 15 settembre 2020

 Ecco i l link al mio articolo su Cina e Vaticano, Questa è la prima parte seguiranno la seconda e la terza.


https://www.lacittafutura.it/esteri/la-sorpresa-di-un-accordo-fra-la-cina-e-la-santa-sede-prima-parte

lunedì 31 agosto 2020

 

 

            Il più famoso dei banchieri genovesi del XVI secolo Nicola Grimaldi nel 1575 depositando i suoi conti ad una corte di giustizia spagnola , chiedeva ché gli fosse accordato il fallimento[1]. Non era un qualsiasi banchiere, ma era uno dei più importanti prestatori di denaro della corona spagnola sotto Carlo V e suo figlio Filippo II.La sua famiglia, assieme alle famiglie dei Fugger, degli Herwarth e dei Walser e degli Spinola , era fra i più cospicui banchieri che prestavano denaro alla corona d’Asburgo. Lo stesso Grimaldi che aveva iniziato la sua attività giovanissimo, con un capitale di 80.000 ducati nel 1515, sessant’anni dopo nel 1575 lo aveva portato a 4.000 000 di ducati[2]. Cosa lo aveva costretto a un tale passo. Proprio lui che nel 1558 aveva anticipato alla corona spagnola un milione d’oro, ottenendo come garanzia l’argento sudamericano che proveniva da Laredo in Perù, nella misura del 30% del suo totale. E ogni anticipo su tale somma erogato dal banchiere, prima dell’arrivo dell’argento dalle Americhe gli sarebbe stato ripagato con l’interesse del 10%[3]. Un tasso decisamente usurario.Per capirlo bisogna andare indietro agli inizi del regno di Filippo II di Spagna el rey prudente.

            Nel XVI secolo la spesa più alta che un governo europeo aveva era la guerra. Le nuove scoperte scientifiche militari avevano aumentato e , di molto , le spese per mantenere un esercito e dotarlo di armi adeguate al tempo[4]. Filippo II che aveva consacrato il suo regno alla restaurazione del cattolicesimo in Europa, manteneva nella zona del Reno e del Palatinato tedesco, dopo la pace di Cateau-Cambrésis 1559 una forza di non più di 10.000 uomini e fino alla rivolta olandese del 1566 non ebbe nessuna seria minaccia da quel teatro da dover mobilitare forze cospicue[5]. Filippo gestì abbastanza bene la spesa ordinaria in tempo dio pace e fino al 1567 la spesa superò poche volte l’accettabile cifra di 450.000 ducati l’anno. Filippo diede prova di concreta parsimonia, mentendo le spese di corte per sé e per i principi di sangue reale sotto controllo, con una media di 400.000 ducati annui di spesa totale dello stato spagnolo[6]. Furono anni pacifici e con una spesa contenuta, poi il ruolo della Spagna in Europa e nel Mediterraneo centrale fecero saltare questa oculata gestione delle finanze pubbliche[7]. Il posto della Spagna in Europa, come maggior potenza mondiale porto giocoforza ad un impegno sempre più gravoso per il paese , e Filippo II si trovò ad affrontare problemi che presto o tardi qualsiasi impero trova sulla sua strada[8].

            La rivolta dei pezzenti e quella dei baroni olandesi spinse Filippo ad impegnarsi inviando il Duca d’Alba, con un forte esercito attraverso la via spagnola, che dalla Spagna, l’Italia e seguendo la via di montagna delle alpi sbucava nel territorio spagnolo in Francia e Germania terminando nei paesi bassi spagnoli[9]. Una via che , oltre ad esser lunga ,  era costosissima e necessitava di cospicui fondi pubblici che spinsero Filippo ad aumentare il carico fiscale sul paese. In pochi anni le entrate spagnole provenienti dalla tassazione , passarono dal 1.309.000 ducati del 1556 a 4. 271. 500 ducati nel 1575.  Filippo II riuscì solo a limitare un po’ la spesa alla fine del suo regno nel 1598 scendendo a 4.076.900 ducati[10]. Presto però l’aumento della tassazione non fu sufficiente per coprire le spese statali. Si arrivò a tassare i beni alimentari in due riprese nel 1590 e nel 1596, per una raccolta erariale di 8.000.000 per la prima e di 9.300.000 per la seconda cifre imponenti che non coprirono il fabbisogno dello stato e non lo emendarono dal ricorrere al prestito dei banchieri principalmente i genovesi. Fu tentata una vendita di diritti di fueros[11] cittadini che nella sostanza fallì. Scrivendo ad Emanuele Filiberto, Filippo diceva: “non c’è nessuno in Spagna che abbia denaro sufficiente a comprare questi diritti, poiché il regno nel suo insieme è talmente povero, assai più povero dell’Olanda.[12]

            Il finanziamento dell’esercito perseguitava Filippo. A partire dalla difesa di Malta 1565, la rivolta olandese 1567, la ribellione dei moriscos 1568-1570, la campagna della Santa Lega con la vittoria di Lepanto 1571 e la rinnovata rivolta delle Fiandre del 1572[13] esaurirono le casse reali, paradossalmente anche di più come nel caso di vittorie come Lepanto e la sconfitta sul campo del campo dei fiamminghi guidati da Guglielmo d’Orange per mano del duca d’Alba[14]. Proprio questo complesso personaggio fu all’origine di un grosso esborso di denaro da parte del tesoro reale. Per sedare l’ammutinamento dei soldati spagnoli che erano da anni senza il soldo pattuito e mal sopportavano la ferrea disciplina del duca d’Alba, ciò comportò il risarcimento delle truppe dopo anni di privazioni con apposito denaro fatto affluire dalla Spagna e che depauperò ulteriormente la casse statali. L’Alba fu richiamato ma questo fece sfuggire la vittoria definitiva sui ribelli olandesi[15].

            Filippo dovette ricorrere al prestito dei banchieri genovesi, e in un primo momento anche dei Fugger, che presto si tirarono fuori lasciando campo libero ai Grimaldi e gli Spinola che adottarono metodi usurari, che in un primo momento non furono appieno compresi dal re[16]. Questi banchieri prestavano il denaro a tassi usurari e solo con asientosa breve rimborso a tre anni, talvolta a quattro anni dietro garanzia delle entrate correnti dello stato come rimborso e non garantivano nuovi asientos futuri. Filippo sotto la pressione di inderogabili necessità di stato dovette accettare[17]. Le preoccupazioni di Filippo erano opprimenti per il re , che dopo la prima volta in cui respinse il debito nel 1557 , si limitò a non pagare gli interessi e consolidò nel debito gli interessi non pagati. I creditori Spinola, Grimaldi e Fugger strepitarono, ma poi davanti al rischio di perdere il 40-50% degli interessi si accontentarono di pretendere un 10% sul capitale[18]. Filippo brancolava nel buio. Istituì una commissione segreta per affrontare il complicato caso del debito pubblico, ma non venne a capo di nulla, probabilmente perché diversi componenti di questa commissione erano vicini ai banchieri genovesi e nella sostanza non conoscevano molto riguardo alla pubblica finanza[19].

            Gli anni passavano e il debito pubblico spagnolo cresceva a dismisura. Vi era in tutta la Spagna un solo funzionario che aveva conoscenze di pubblica finanza era Juan de Ovando esperto di cose economiche ed ecclesiastico con una carriera nelle indie occidentali[20]. Nel 1574 l’Ovando fece una accurata disamina dei debiti e delle obbligazioni della corona e nella sostanza consigliava il disconoscimento del debito e la trasformazione dei prestiti a breve termina ad alto interesse in prestiti a lungo termine e a basso interesse[21]. I banchieri genovesi prontamente avvertiti , protestarono e per un anno Filippo non prese nessuna decisione. Nelle riunioni della commissione segreta, l’Ovando era mal visto dagli altri membri. In una riunione tacque, con la conseguenza che gli altri componenti , non essendo in grado di dare validi consigli al re , tacquero anche loro e Filippo annotò in una lettera a Matteo Vazquez la seguente frase: “Non ci capisco un acca. Non so cosa dovrei fare … il tempo fugge, ditemi che mi consigliate di fare.”[22]Nel settembre del 1575 l’Ovando morì e pochi mesi dopo Filippo avviò il disconoscimento del debito , e a fronte di un esercito delle Fiandre che costava 700.000 ducati al mese , aveva in cassa meno di 10.000 000 di ducati per tutte le necessità. Le operazioni militari si fermarono su tutti i fronti. In una ultima lettera l’Ovando lo aveva redarguito dicendogli che , se non avesse aspettato un anno a disconoscere il debito , le cose sarebbero andate meglio[23]. Ora anche i banchieri genovesi che tanta responsabilità avevano nel fallimento della Spagna , si trovarono anche essi sull’orlo del fallimento e il più spericolato di prima Nicolau Grimaldi era fallito davvero[24]. Una cosa che tanto angustiò Filippo fu che in quel frangente non aveva molto denaro da dare ai cattolici francesi nella loro lotta contro gli ugonotti.  Dal 1560 al 1598, anno della morte di Filippo II, le entrate della corona erano triplicate, ma il debito e i relativi interessi quasi quintuplicati. La Spagna che Filippo II consegnava al suo erede Filippo III era ancora la prima potenza d’Europa[25], ma aveva un debito colossale. I banchieri genovesi per la loro avidità ne portavano le maggiori colpe. Scrive Filippo II in una nota privata: “Non sono mai stato in grado di ficcarmi in testa questo garbuglio dei prestiti e degli interessi. E non sono mai riuscito a capirci qualcosa.[26]

 



[1]Vedi F. Braudel, Civiltà materiale, economia e capitalismo, (secoli XV-XVIII) vol. II, I giochi dello scambio, Einaudi, Torino 1981, p. 530;

[2]Kamen H., Il secolo di ferro, 1550-1660, Laterza, Roma-Bari 1985, pp. 136 sg.; per un maggiore inquadramento della materia vedi R. Carande, Carlo V e i suoi banchieri, Marietti, Genova 1987;

[3] F. Braudel, Civiltà e imperi del mediterraneo nell’età di Filippo II, Einaudi, Toriuno 1990, P. 1028;

[4] G. Parker, La rivoluzione militare, le innovazioni militari e il sorgere dell’occidente, Il Mulino, Bologna 1992;

[6]G. Parker, Un solo re un solo impero, Filippo II di Spagna, Il Mulino, Bologna 2005; Per la verità il Parker sostiene che a seguito della guerra contro la Francia Filippo aveva dovuto sospendere i pagamenti degli Juros, (interessi), per un breve periodo. Ma il debito non era stato annullato, ma solamente consolidato. 

[7] G. Woodward, Filippo II, Il Mulino, Boilogna 2003; pp. 46 sg.;

[8]G. Parker, La “grande strategia di Filippo II”, ESI, Napoli 2003;

[9]G. Parker, The Army of Flanders and the Spanish Road, 1567-1659, Cambridge University 1972;

[11] I fueros erano diritti consuetudinari che avevano le città per amministrare la giustizia e governare le comunità locali.

[12]G. Woodward, op. cit., pp. 47;

[13] Su queste vittorie vedi A. A. Spagnoletti, Filippo II,op. cit.; eKamen H., Philip of Spain, 1997; è ancora valida la vecchia opera di Martin Hume ristampata nel 2016;

[14]G. Parker, Un solo re un solo impero, cit., p. 148;

[15] H. Kamen, Il duca d’Alba, UTET, Torino 2010;

[16]G. Parker, Un solo re un solo impero, cit., p. 149; e G. Woodward, op. cit., p. 54;

[18]F. Braudel, Civiltà materiale,op. cit., pp. 1027-1033;

[19]G. Woodward, op. cit., p. 56;

[20] Musi A., L’impero dei vicerè, Il Mulino, Bologna 2013, p. 71;

[22]G. Parker, Un solo re un solo impero, cit., p. 152; e G. Woodward, op. cit., p. 57;

[23]G. Parker, Un solo re un solo impero, cit., p. 155;

[24]Braudel, Civiltà materiale,p. 528-530;

[25] John Elliott, La Spagna e il suo mondo, Einaudi, Torino 1989;

[26]J. Gentil da Siva, Philippe II,in <<Annales E.S.C.>>, XIV, 1959, pp. 730-37;