Pubblico sul mio blog questo scritto di Stefano Garroni su Lenin e Stato e Rivoluzione sperando che la lettura aiuti a comprendere i tempi difficili odierni.
LENIN: STATO E RIVOLUZIONE
Stefano
Garroni
In realtà noi
viviamo nella società capitalistica,
in cui lo stato conosce una certa dinamica, che si ricava anche da queste
pagine (è la dinamica, che viviamo tutti i giorni).
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Qual è la dinamica fondamentale che viene messa in evidenza?
Lo stato capitalistico sulla base della crescita della dimensione economica,
della crescita delle grandi concentrazioni economiche, deve trasferire il
potere dal momento legislativo (cioè il parlamento), al momento esecutivo:
burocrazia, magistratura, esercito e chiesa. Questi sono sempre di più gli strumenti di cui si serve lo stato per
esercitare la propria funzione. Non si tratta di un fenomeno post-moderno. Si
tratta di una tendenza, già individuata da Marx, (già presentatesi in varie
occasioni), e dall’inizio degli anni 60’ c’è tutta una letteratura, marxista e
non, che le analizza. Voi sapete benissimo che il sistema maggioritario è una
delle articolazioni di questo trasferimento del potere dal legislativo all’esecutivo;
voi sapete come il mito della stabilità di governo è un altro strumento per
arrivare a questo. Se mi è possibile un piccolo ricordo personale, una ventina
d’anni fa (io faccio parte del centro azione delle ricerche), i compagni della
CGL del sindacato ricerca, mi propongono di collaborare a una rivista che
avevano pubblicato. Il mio compito era quello di leggere i giornali e ricavarne
notizie da commentare. In quel periodo uscì su “24 ore” (l’organo della
confindustria), un articolo in cui si dimostrava che l’Italia era uno dei paesi
più stabili politicamente. Perché? Perché giustamente “24 ore” (organo della
confindustria) diceva: “il problema non è quello del cambio di governo”. Questo
non conta nulla. Quello che conta è che la burocrazia
centrale non cambi. I ministeri non sono retti dai ministri, ma dalla
burocrazia centrale, e questa non
cambia: cioè lo stato è stabile. Io ovviamente colsi la palla al balzo e feci
un commento su quest’articolo. Da quel momento i compagni della CGL mi hanno
spinto dalla collaborazione alla…… è un elemento di fondo. Voi capite che se
noi capiamo la cosa che sta sotto gli occhi di tutti in realtà, che lo stato
non è il parlamento. Lo stato è la burocrazia centrale: è l’esercito, è la
chiesa, è la magistratura. Se capiamo che questo
è lo stato, allora comprendiamo che non c’è un problema di lotta per la
democrazia o contro la democrazia, perché non c’è democrazia. Nessuno elegge i
grandi burocrati, nessuno elegge i magistrati, nessuno elegge i dirigenti
militari, nessuno elegge il papa. Se noi capiamo questo allora capiamo per
esempio che non ha nessun senso mettersi a discutere: “difendiamo o no
l’indipendenza nazionale”. Il nostro esercito è parte del grande esercito
internazionale capitalistico, la nostra economia è basata su grandi società
multinazionali. Bossi minaccia l’unità nazionale, è ridicolo. L’unità nazionale
non esiste più perché noi siamo preda del grande sistema capitalistico
internazionale. Voi sapete che il sindaco piddiessino di Napoli, per risolvere il
problema del bilancio comunale ha emesso dei BOT che vende sul mercato
americano. Voi sapete che quando lo straniero acquista i BOT non paga nessuna
forma di tasse. Gli americani prima di accettare questi BOT sapete cosa hanno
fatto? Hanno mandato alcuni loro rappresentanti per stabilire, assieme al
sindaco di Napoli, quale dovesse essere il bilancio dell’amministrazione
comunale. Bossi vuole vendere l’unità nazionale? Siamo seri! Già ci pensa il
PDS con il sindaco Bassolino! Allora se noi guardiamo in faccia i fatti e non
le chiacchiere ideologiche, cioè se noi guardiamo come vanno le cose non a come
la televisione e i giornali ci dicono che vanno, allora vediamo che lo stato
appunto è la grande burocrazia, l’esercito, la magistratura e compagnia bella. Allora
vediamo che non c’è un problema di democrazia da difendere, perché non c’è
democrazia. Ovviamente non scopro nulla. Marx e lenin queste cose le hanno
dette in maniera chiarissima. Cosa vuol dire: “lo stato è una strumento di
dittatura di classe”? significa questo: lo stato è un’organizzazione
burocratica, militare, giuridica ecc.. che stabilizza la situazione sociale a
vantaggio della classe dirigente. Perché lenin parla della necessità della
cultura rivoluzionaria? Perché appunto se noi capiamo che cos’è lo stato per
esempio la magistratura, la polizia, l’esercito; ovviamente voi avete visto che
qui nel libro c’è un fondamentale scritto del compagno Libertini che io metto
direttamente a confronto con l’articolo del compagno Basso. Mi sembra che l’articolo
del compagno Libertino meriterebbe una
riflessione particolare o addirittura una riunione particolare perchè credo che
sia un documento formidabile per la confusione che da parte marxista, italiana,
penso che accanto ad osservazioni estremamente precise ed estremamente vere, mi
pare che il compagno Libertini dia un esempio altrettanto chiaro di
scolasticismo. Per questo il collegamento dell’articolo di Basso dove ci sono
alcune indicazioni di grande importanza. Basso dice questo in sostanza:
“guardate, stato e rivoluzione di
Lenin è come tutte le cose di Lenin un libro politico, è una forma di
intervento politico di Lenin in una situazione politica determinata. Non è un
libro di teoria”. Io credo che il compagno Basso abbia ragione ed in generale
lenin va letto come un grande dirigente politico che interviene politicamente
in situazioni politiche determinate e nulla è più antileninista che fare di
lenin un grande teorico. È un grande dirigente rivoluzionario che ha operato
politicamente in contesti politici determinati. Che significa questo? Significa
che bisogna essere cauti nella generalizzazione. Io non posso prendere la
pagina di lenin e indicarla come la teoria valida universalmente. Non è vero.
Ciò che universalmente è valido di lenin è casomai un’altra cosa: cioè il modo
di affrontare i problemi politici: per esempio con la consapevolezza che un
problema politico è sempre anche un problema economico, sociale, culturale; e
che quindi il comunista agisce nell’intreccio di tutti questi settori. Il problema
politico si affronta individuando le grandi tendenze di fondo, e non
lasciandosi prendere dalla quotidianità come oggi si fa. C’è una differenza tra
marx e lenin. Marx è il teorico. Ovviamente da parte mia, dire che marx è il
teorico è fare un complimento a marx. Lenin è un grande dirigente politico.
Appunto: nessuno si può nascondere dietro a lenin addossandogli il compito di
dare la risposta ai nostri problemi politici. Questo è tutto un lavoro che noi
dobbiamo fare, pigliando ispirazione certo da lenin senza dubbio, ma è tutto un
lavoro che dobbiamo fare noi. Perché? Sapete che lenin, da grande dirigente
politico era consapevole di essere un grande dirigente politico e non un
teorico, lui lo sapeva. Purtroppo è successo progressivamente che lenin è stato
imbalsamato. Non solo fisicamente ma anche metaforicamente. E allora è stato
portato a livello della teoria
generale e in questo modo è stato castrato politicamente. Un’affermazione di
lenin estremamente precisa: si chiede: “che cos’è la dialettica? La dialettica
è l’analisi determinata di una situazione determinata”. Voi capite che se
questa è la dialettica per lenin, allora lenin ci obbliga a fare l’analisi
determinata della situazione determinata; non a prendere come il latte dalla
mammella di lenin. In questa opera di stravolgimento di lenin che mano a mano
c’è stata è successo ad esempio questo: a Mosca nella seconda metà degli anni
40’ fu pubblicata un’ edizione di un libro di marx “La critica del programma di Gotha” in cui c’è il testo di marx, il
commento di Engels, il commento di lenin e il commento di Stalin. È molto
interessante fare un confronto tra il commento di lenin e quello di Stalin.
lenin sottolinea come funzioni dello
stato, due funzioni: I) l’uso della violenza contro l’avversario di classe,
quindi la repressione ecc. 2)L’altra funzione è il momento organizzativo.
Momento organizzativo nel senso di realizzazione dell’egemonia da parte della
classe dirigente su tutta la società. Sono due “verbi” diversi. Nel commento di
Stalin scompaiono i due verbi e resta uno solo, cioè solo lo stato con funzione repressiva. L’altro verbo, cioè
l’organizzazione dell’egemonia, scompare. Questo è estremamente interessante.
Lenin più in Basso sottolinea: “attenti che lo stato non è solo lo strumento
che esercita la violenza di classe sulla classe oppressa. È anche il momento
organizzativo della società, che mano a mano che il capitalismo si fa più
complesso, questa funzione organizzativa diviene anche più complessa e
articolata. In particolare quando il capitalismo passa al livello delle grandi
società multinazionali, che esercitano ormai il dominio su tutti gli aspetti
della società, c’è tutto un fiorire di scritti, da parte dei grandi
responsabili della confindustria e grandi industriali, per organizzare
l’ingresso della confindustria nelle organizzazioni della cultura e della
scuola. Perché? Perché ovviamente nel momento in cui il capitalismo, per il suo
sviluppo, comporta dei mutamenti profondi degli assetti sociali, deve riuscire
a gestirli e a controllarli. E quindi la sua funzione di organizzatore anche
culturale diventa decisiva per la conquista del consenso. Oggi questo è ancora
più accentuato. Ora, questa funzione organizzativa non è immediatamente uso della violenza. Perché vuol dire uso della scuola,
vuol dire uso della chiesa, vuol dire uso dei mass-media, vuol dire uso di tutta una rete in cui non c’è violenza:
l’organizzazione della società di massa. A questo punto cosa succede? Succede
che il rapporto diretto tra struttura
statuale e classe dirigente, si perde; nel senso che si inseriscono delle
azioni, articolazioni. A questo punto dire solamente: “lo stato è lo strumento
di repressione della classe oppressa”, non è adeguato. Bisogna cogliere anche
questa altra più articolata e complessa funzione che serve ad organizzare in
generale la società; ma per organizzare deve anche mediare. Quindi recepire certe istanze, e in qualche modo
organizzarle e smussarle. Il momento della semplice contrapposizione tra potere
politico e base, masse popolari, deve essere accompagnato a una funzione di
mediazione. Rende la faccenda un po’ più complicata. In particolare quando non
si viva in una congiuntura politica come quella in cui viveva lenin quando
scriveva “stato e rivoluzione” nel
1917, quindi in una situazione di attacco rivoluzionario generalizzato. In una
situazione invece politicamente diversa allora questo momento di mediazione e
di organizzazione dello stato, diventa qualcosa di estremamente importante, che
implica da parte comunista un’articolata tattica, che non è contenuta nelle
indicazioni di “stato e rivoluzione”
ma esattamente perché il grande dirigente politico lenin sta scrivendo un
opuscolo per orientare il partito alla presa del potere. Sarebbe leninista
prendere questo testo e considerarlo il vangelo sempre? No. È leninista capire che tu devi fare l’analisi
concreta della situazione concreta e trovare in quella situazione lì, gli
strumenti per portare avanti l’attacco di classe anticapitalistico, nei modi e
nelle forme che la situazione impone. Quindi rigore nel mantenimento
dell’orientamento classista anticapitalistico ma, capacità di adeguare
l’attacco alla situazione data. Non sempre questo è presente nello scritto di
Libertini. Non è presente per una “particolare deviazione” che potrebbe essere
detta scolasticismo. Quando dico scolasticismo io intendo dire questo: svolgo
un ragionamento per arrivare a una conclusione politica. Ora, il ragionamento
può essere svolto in due forme: marx ha detto questo, lenin ha detto questo, il
terzo (sia Stalin, mao o chi volete voi) ha detto questo, quindi io politicamente devo fare…Questo è scolasticismo. Allora
bisogna stare molto attenti a come sono scritte le pagine dei dirigenti
marxisti. Quando individuiamo che l’argomentazione politica in realtà è costruita
in questa maniera, dall’autorità di marx, dall’autorità di lenin, dall’autorità
di chi vi pare ricavo questa indicazione
politica; no, quella pagina è sbagliata. È formalmente
sbagliata. Quella conclusione politica può essere anche giusta, ma io debbo
arrivarvi sulla base di un’analisi politica. Devo ricavare quella conclusione da un’analisi della situazione economica,
sociale, politica, culturale del momento.
Poi dopo potrò dire: “vedete, qui lenin aveva già ragione”; si, allora lo
potrò dire. Ma sulla base di questo lavoro tutto empirico e tutto dentro i fatti. E
Libertini si mantiene a questo livello. Questo è importante perché
ovviamente una buona volta noi dovremmo ragionare sul fatto che il grande
partito comunista italiano a un certo punto ha eletto Occhetto come segretario
proprio. Capite che qui c’è una crisi gravissima di cui bisogna dar conto. Io
credo che i compagni che, già negli anni ’60, all’epoca del così detto miracolo
economico (quando chiarissimamente una strategia di tipo feuerbarchiano era
entrato in crisi perché era cambiata l’Italia, perché non era più un Italia a
dominanza agricola industriale ma era diventato un paese tutto dentro il
neocapitalismo e allora quella strategia che Togliatti aveva pensato della
prospettiva della lotta antifascista non rendeva più, c’erano nuovi problemi),
ecco spesso quei compagni che si rendevano conto dell’inadeguatezza della linea
tradizionale, e che avanzavano una prospettiva pessimista rispetto a questa
linea, spesso quei compagni elaboravano scolasticamente. Spesso sostenevano le
loro analisi con il semplice richiamo ai testi: marx a lenin ecc. Giusto quel
richiamo, però, tu devi arrivarci sulla base dell’analisi politica. Questo è
fondamentale specialmente oggi, quando con il diluvio che buona grazia fa
precipitare su tutto, ormai appunto si è persa la vittoria di qualunque cosa.
Quindi noi ci troviamo di fronte anche a questo problema che credo sia
solamente oggettivo e c’è anche in settori larghi del proletariato. Ormai lo
sbandamento è arrivato a livelli tali per cui non si sanno più delle cose
elementari. Bisogna riconquistarle. Però appunto non si possono riconquistare
con strumenti scolastici. Bisogna riconquistarle con la capacità dei comunisti
di analizzare la situazione attuale nei suoi termini reali, e da questo far
riemergere marx e lenin.
Credo che sia
molto pericoloso l’atteggiamento di quei compagni che dicono: “difendiamo il
principio”. Questo sa molto di scolasticismo. Come romana chiesa ha i principi
che restano stabili nella storia. Sappiamo che questo è un imbroglio poiché il
principio vuol dire che il potere del papa resta sempre quello. Noi abbiamo
passato un’epoca in cui venivano scritti libretti sui principi del
marxismo-leninismo. Cerchiamo di capire che i principi sono una cosa seria se
riusciamo a ricavarli di nuovo dalle analisi. Voglio dire: se io parto dal
principio che lo stato è di classe, non arrivo da nessuna parte. Io devo
partire dall’analisi dello stato, e li ricavare che è di classe, perché a quel
punto la mia non sarà più una proclamazione di principio ma sarà nutrita di
riferimenti concreti con la situazione reale dei lavoratori, degli
intellettuali, dei giovani. Allora il mio discorso avrà politicamente sostanza.
Credo che in buona misura invece sia successo che la sinistra, intendo correnti
che si ponevano a sinistra del gruppo dirigente del partito comunista, sono
molte volte cadute nell’errore dello scolasticismo. Dobbiamo anche tener
presente un altro elemento che è molto importante. È curioso. Potete osservare
che coloro che si richiamano ai principi furono i primi a dimenticare queste
cose. E cioè che appunto, siccome noi siamo uomini e non idee, allora anche i
principi hanno la cattiva abitudine di vivere dentro gli uomini. Allora quando
tu hai alle spalle una storia di movimenti sociali in cui il protagonismo è di
strati piccolo borghesi, determina anche la formazione di ideologie, di
mentalità, che non è detto affatto che siano congeniali…..è molto importante
tener presente, poniamo, come è costituito socialmente il movimento di massa.
La forza storica anticapitalistica è il proletariato moderno. Questa forza
storica, scusate l’espressione, non entra in campo lottando ma entrano altri,
attenti che non è esattamente quello il terreno, né del marxismo né dell’azione
dei comunisti. Il marxismo e l’azione dei comunisti riceve forza se esiste il
protagonismo operaio. Ovviamente va detto proletariato moderno e qui bisogna
capirci bene. Il proletariato è dato da quegli strati sociali che con il loro
lavoro valorizzano il capitale. Ora, nella fabbrica moderna la valorizzazione
del capitale, non è data solo da quello che ha le mani pesanti. È dato anche
dal programmatore, da una serie di figure in cui la componente intellettuale di
lavoro è cresciuta rispetto alla tradizionale. Allora il problema è quello di
vedere la capacità delle organizzazioni comuniste di entrare in contatto e di
essere riconosciuta come forza d’avanguardia da parte del proletariato moderno. Se no si fa aria fritta. Allora
il problema è quello di ritrovare i principi, ma nella realtà moderna. Senza
scolasticismo. Certo che non si troveranno mai principi se gli altri non si
abbandonano subito. Voglio dire, allora ritorno al post-moderno, certo se si
cede minimamente a questa favola del post-moderno, all’analisi non si ritrova
nessun principio. Perché voi capite che una caratterizzazione della storia in
moderno e postmoderno è assolutamente ridicola. La storia in realtà non si
differenzia per tempi. Nel momento stesso in cui dico “ora”, “ora” è già
passato. Cioè il tempo non riesce ad essere un elemento di caratterizzazione di
scansione effettiva. Infatti per esempio marx differenziava la storia in altra
maniera: sulla base dei modi di produzione. Allora, chi parla di post-moderno
dovrebbe almeno mostrare, dove esistano le prove, che non esiste più il
capitalismo. Però voi sapete che c’è stato un periodo, anni ’70, in cui in
italia uscivano anche libri ad esempio dei giornalisti del “corriere della sera” i quali
rimproveravano i comunisti di continuare a parlare di capitalismo quando ormai
non c’era più il capitalismo, ormai la contrapposizione tra i sistemi era
superata e anche gorbaciov disse qualcosa del genere. Oggi invece tutti parlano
di capitalismo. Ma se c’è il capitalismo non c’è il post-moderno. E se c’è il
capitalismo allora le strutture fondamentali del modo di produzione sono
quelle, e quella è la scansione della storia. Ovviamente il modo di produzione
vive, ha un suo sviluppo, si articola diversamente, bisogna capire questa
diversità, ma è questa diversità che è comprensibile se si tiene presente
l’elemento di stabilità: il modo di produzione capitalistico. Allora ecco: chi
parla di post-moderno, post-ideologico, post-industriale, è un nemico. Dovunque
stia. Qualunque tessera abbia in tasca. È un nemico. Il problema è capire che
noi stiamo dentro la società capitalistica a livello imperialistico, e capire
qui dentro come si ritrovano i principi sulla base delle analisi oggettive, e
sapendo che tutto questo ha un senso politico, se riusciamo a farlo insieme al
proletariato moderno. Quindi non genericamente con la gente, ma con un soggetto
ben individuato dal punto di vista di classe. Pina pone una testimonianza del
fatto che i marxisti le sapevano fare queste cose fino a pochi anni fa. Dobbiamo
cominciare a discutere….
INTERVENTO:
però se mi permetti un attimo vorrei spostare questo punto del post-moderno in
uno dei campi che….fino a pochi anni fa in particolare ai tempi di craxi,
l’unica architettura, l’unica urbanistica che era possibile in italia a quel
momento era quella così detta….
La miseria
della cultura contemporanea è sotto gli occhi di tutti. Non è un caso il basso
livello dei dirigenti politici. Anche questa è un’espressione di una caduta
generale a livello culturale. Contraddittoriamente i post-moderni, che quindi
per definizione dovrebbero dire addirittura
l’ultra novità, con grande sforzo hanno prodotto la scoperta del mercato,
che è una scoperta del ‘500; hanno prodotto l’astrologia. Hanno scoperto cioè,
componenti di cultura medioevale e al massimo di inizio capitalismo. Hanno
prodotto elementi pre- Marx, non post- Marx. Però questo è importante
perché si verifica in generale, non
solo in architettura.
INTERVENTO
Si analizza
per esempio la composizione sociale che è sottesa alla fabbrica tedesca
prescindendo dal fatto che l’apparato produttivo tedesco è stato disarticolato
nel mondo e che quindi c’è una parte consistente di settori. Qui c’è un
documento che io ho conservato della confindustria tedesca che delinea con
molta chiarezza il processo. Tutta una serie di settori produttivi che vanno
spostati nel terzo mondo concentrandone solamente alcuni in Germania. Il che
significa che nel complesso l’economia tedesca abbraccia tutto il mondo, e
abbraccia quindi figure lavorative a volte addirittura a cariche nel terzo
mondo e figure ultra-moderne. Ma i due sono presenti nell’organizzazione
complessiva. Generalmente si dimentica questo fatto. E allora per esempio si
può dimostrare numericamente che l’operaio in senso tradizionale diminuisce
come numero, certo, perché è trascurato in ¾ del mondo. Quando io parlavo
dell’intellettuale della produzione, che in quanto valorizza il capitale è una
figura del proletariato, io citavo il capitolo VI inedito del I libro del
capitale di marx. Cioè non è colpa di marx se a un certo punto i comunisti mano
a mano l’hanno dimenticato questo fatto. Però marx aveva già perfettamente
capito che la fabbrica moderna, proprio in quanto comporta sempre di più l’uso
della scienza per la produzione di tecnologie; l’uso della scienza per la
produzione, ma il fatto che la produzione diventa l’elemento guida dello
sviluppo della scienza, questo marx l’aveva perfettamente capito e aveva
ovviamente capito che allora figure lavorative con un tasso di componente intellettuale
sempre crescente, diventano sempre di più figure che contribuiscono alla
valorizzazione del capitale, quindi subiscono sfruttamento capitalistico. Ora,
in questo senso, paradossalmente, la realtà non offre elementi di novità
rispetto alla previsione teorica di marx ma elementi di conferma. Ovviamente
non si tratta solo di conferma perché quando tu prevedi in uno scritto quello
che succederà dopo, e quando poi le cose succedono, ovviamente cambia qualcosa,
poiché c’è tutta una storia che si sviluppa. Per esempio c’è una contraddizione
fondamentale: pensa a un fenomeno che si registra potentemente negli Stati
Uniti e cioè l’uso del computer che fa fuori una serie di professioni, fino a
pochi anni fa di livello piccolo- medio borghese, e che oggi vengono sostituite
con la macchinetta e che colpiscono per es. gran parte degli impiegati di
banca. Certe figure di impiegati di medio livello vengono sostituite dal
computer. Ora però succede che questi strati lavorativi, anche se
oggettivamente partecipano al processo di valorizzazione del capitale, e quindi
subiscono lo sfruttamento, hanno una formazione ideologica profondamente
anticomunista. Questo è un elemento importante perché appunto, sempre contro
quelli che non fanno altro che difendere i principi, è molto interessante, se
uno va a leggere marx sul serio lasciando perdere i principi, scopre che marx,
per es. non ha mai fatto un’analisi delle
classi sociali che possa essere presa come modello scientifico generalizzato.
Perché? Perché marx è del tutto consapevole che la classe sociale sorge si
sulla base dell’organizzazione del modo di produzione, ma non si riduce a
questo. Tu sai che marx, e il marxismo dopo lenin in modo ancora più chiaro,
distingue tra modo di produzione e formazione sociale. Il modo di produzione è
appunto il modo di produzione, ma il modo di produzione vive dandosi sicure
politiche, ideologiche, ecc. ecc. La formazione sociale è questo complesso che
nasce dal modo di produzione, ma anche dalla storia determinata di quel certo
paese. Allora, il modo di produzione capitalistico si sviluppa all’interno di
un concreto storico in cui per es. le tradizioni culturali, giocano un peso
enorme: le tradizioni nazionali, religiose ecc. Ora la classe sociale, viene
dall’incrocio di tutti questi fattori. Allora è assolutamente folle ricostruire
il disegno del modo di produzione e dire: “quindi queste sono le classi
sociali”. Non è vero. Perché la classe sociale viene fuori dall’incrocio tra
fattore obiettivo (modo di produzione), tradizioni storiche, componenti
culturali, particolari condizioni sociali. Allora ecco che tu non puoi fare un
disegno che valga come modello generale delle classi, ma devi,
leninisticamente, fare l’analisi concreta della situazione concreta, per vedere
in quella situazione li come si strutturano le classi. In francia per es. noi
abbiamo (che poi questa vicenda è estremamente importante) il ’68 francese che
rappresenta sicuramente il momento più alto. Nel maggio del ’68 francese
esistevano quartieri di Parigi in cui tu potevi andare a comprare nei negozi
con i biglietti emessi dal “comitee d’azion” non con i franchi. E il negoziante
li accettava. Quindi questo significa che la situazione era avvertita da tutti
come una situazione di passaggio di potere. Se il commerciante accettava il
pezzo di carta firmato “comitee d’azion” figuriati un po’. La francia ha
prodotto un ’68 tale per cui oggi, ancora in Francia esiste un’organizzazione
l’ “alì comunist” che nasce dal ’68, che ha una consistenza elettorale e negli
enti locali, nelle amministrazioni comunali, un suo radicamento operaio,
studentesco ecc. Non esiste una cosa del genere in Italia. Le formazioni
politiche prodotte dal ’68 in Italia sono tutte scomparse. La Francia conosce
un partito comunista che non si è mai sciolto. Cioè voglio dire, qui c’è anche
una tradizione culturale e politica francese, diversa da quella italiana. Senza
dubbio comporta che più facilmente settori che fino a ieri avevano un qualche
privilegio per es. salariale rispetto agli operai, e che oggi hanno subito il
processo di proletarizzazione, si schierino a sinistra con più decisione che in
Italia.
Io credo che
sarebbe molto interessante se noi organizzassimo in una maniera nuova una
riunione sulla lega. Con “nuova” voglio dire questo: esistono una serie di
articoli pubblicati in giornali seri, cioè in giornali padronali, che fanno
un’analisi economico-sociale del fenomeno della lega. Credo che sia un fenomeno
assolutamente indicativo per capire che cosa sta succedendo in Europa oggi,
perché il problema “lega” non è un problema nazionale. È una balla che sia un
problema nazionale. E d’altra parte Bossi, Miglio e tanti altri hanno sempre
ripetuto: “l’Europa delle regioni”. Che vuol dire questo? Quali strati sociali
sono interessati? Come si muove il capitale internazionale in queste cose? i
padroni hanno pubblicato delle cose utili. Se noi riuscissimo a suddividerci le
letture di giornali e riviste per esempio rispetto a questo tema, ma potrebbe
anche essere un altro ovviamente, forse potremmo fare un’esperienza pratica di
analisi non sui principi, ma un’analisi concreta di una situazione concreta da
cui potremmo ricavare le indicazioni degli interessi di classe ecc. Questo è
estremamente importante. Oggi il padrone sa che non ci sono i comunisti a contrastarlo
e allora sui suoi giornali dice la verità. La può dire. Non ha bisogno di
nascondersi. Non gli da fastidio nessuno quindi…
Io sono
assolutamente convinto che la questione decisiva è che noi riusciamo a mettere
definizioni precise all’espressione “proletariato moderno”. Io sono d’accordo
che potrebbe essere una buona idea darci un momentino di tempo per strutturare
bene una ricerca, una riflessione su questo e quindi lanciarlo tra un po’.
Anche perché sulla base della questione sindacale stanno venendo fuori delle
cose che possono essere interessanti.
Sono convinto
che bisogna essere fieramente comunisti perché il marxismo è una cosa
estremamente seria e la prospettiva comunista è una cosa di grandissima
raffinatezza scientifica. Insomma, vale la pena tener presenti marx e lenin. A
me piacerebbe parlare un attimino con te, siccome collaboro anche con una casa
editrice potrebbero venir fuori cose interessanti. Sulla faccenda sindacale io
posso dire solamente una cosa: qualche anno fa con compagni dirigenti di
rifondazione quando il dibattito era: “stiamo o no nella CGL” , a me sembrava
ovviamente che il problema non è questo. Il problema è quello di sapere i
comunisti che ci stanno a fare, o dentro o fuori. Cioè che linea hanno i
comunisti. Quindi, mi pare che la pratica recente del partito di fare riunioni
per i comunisti nelle strutture sindacali, fuori o dentro la CGL per cercare
una linea comune dei i comunisti, questo a me pare che sia fondamentale. Io
sono convinto che sotto c’è una cosa ancora più fondamentale. Sono convinto del
fatto che l’essere moderni significa imparare a leggere in modo nuovo i
classici. A me piacerebbe capire finalmente se il termine “ri-fondazione
comunista” significa dire “modo odierno di tornare ad essere marxisti e leninisti,
o vuol dire un’altra cosa. Io sono per la prima. Io ho l’impressione che fino a
che non si scioglie questo nodo, allora succedono un sacco di pasticci, perché
è del tutto ovvio no? I comunisti possono stare nella CGL, nei COBAS, dove ti
pare. L’importante è che hanno una linea, che abbiano delle parole d’ordine. Si
però questo vuol dire una scelta di classe. Stare con marx e con lenin vuol
dire aver fatto una scelta di classe. Mentre a volte tu hai l’impressione che
uno dice: “io sono neocomunista” per intendere cose vaghe. Ha molto colpito un
titolo di “liberazione” di qualche tempo fa. Era: “la forza delle donne contro
la mondializzazione dell’economia. Ecco, io avrei riconsegnato la tessera
perché non mi voglio affidare alla forza delle donne. Mi piacerebbe affidarmi
alla forza del proletariato, mi pare. Credo che il lavoro che stiamo facendo da
un po’ di tempo che è incentrato a riprendere a studiare marx, lenin ecc.. per
me si inserisce in questa prospettiva. Appunto, non si tratta di difendere i principi
e di fare i dogmatici, ma di ritrovare gli strumenti per capire l’oggi. Nel
senso che, mi pare, rifondazione comunista vuol dire: troviamo di nuovo il modo
di essere con marx e con lenin nel mondo oggi. Non credo che sia l’opinione di
tutti. Sarebbe divertente se un compagno andasse in libreria a cercare il
capitale di marx. Vediamo se lo trova. Vedete, i comunisti sono una cosa
talmente seria che (non è molto noto questo fatto), vivo marx, uscito il primo
libro del capitale, i compagni francesi mettono in piedi questa iniziativa:
pubblicare in fascicoli la traduzione francese un po’ semplificata non nel
senso di abbreviata ma, il tedesco è anche un tipo di lingua che ha una sua
struttura, darla veramente nella struttura della lingua francese, pubblicate in
dispense per gli operai. Siccome marx parlava e scriveva tranquillamente
francese allora questi compagni mandarono il testo a marx il suo confronto.
Marx lo controllò, fece qualche correzione, glielo rimandò, bravi, benissimo,
fate così. Lo sai che non è mai stato pubblicato? E nessun partito comunista
nel mondo ha mai fatto un’edizione in fascicoli del capitale. Bisognerebbe
semplicemente tradurre questa edizione francese. In francia “la marion” lo
pubblicò, però in un’edizione unica (costa dei soldi, non puoi andare nelle
fabbriche a venderlo no?). si tratterebbe semplicemente di fare questo:
pubblichiamolo in dispense. E trovare i compagni che sono convinti che
rifondazione comunista significa trovare il modo di essere con marx e con lenin
oggi. Io sono dispostissimo a tradurlo subito. Non bisogna chiedere nessuna
autorizzazione alla casa editrice francese perché i francesi hanno insegnato al
mondo intero che esistono le edizioni pirata. Cioè tu traduci semplicemente,
fai i fascicoli, li vai a vendere, non dici niente a nessuno e vendi. “La
marion” non saprà mai che cosa viene distribuito, che ne so, all’autobox a
Roma, o nei circoli di rifondazione. Tu lo puoi benissimo fare senza pagare
soldi, nulla. Ci vuole la volontà politica. Marx e lenin sono tipi duri. Lenin
dice che la nostra democrazia è basata sui soviet, non sul parlamento. Noi
lavoriamo nel parlamento ma per distruggerlo. Questo dice lenin. Nell’analisi
dello stato attuale mostra che il potere, effettivamente sta nella burocrazia,
nella magistratura. Questa cosa è fondamentale: tu sai che da qualche giorno in
Germania migliaia di lavoratori lottano. Li hanno avuto l’esempio del crollo
del socialismo. Questi riprendono a lottare dopo poco con la bandiera rossa
ecc. ecc. Allora per es. questo potrebbe significare che questo crollo del
socialismo è un po’ inventato. Per es. in Germania è stato pubblicato un
libretto che raccoglie i documenti delle conversazioni che Gorbaciov ebbe con
dirigenti americani, tedeschi, francesi e inglesi, dove invita i tedeschi a non
scassare la repubblica democratica tedesca, spingendo gli americani a
scassarla. E Gorbaciov decide di scegliere gli americani. L’industria della
repubblica democratica tedesca che sull’enciclopedia britannica, non
nell’ultima ma nella penultima edizione, veniva indicata come l’autentico
miracolo economico europeo dipendeva, come petrolio, dall’ URSS. L’ URSS ha
stretto i conservatori e la barriera è crollata. Gorbaciov ha stretto e quello
è crollato. Bene, sono stati pubblicati questi colloqui, in un testo tedesco,
da……. Tu sai che la stampa tedesca ha pubblicato esattamente nome e cognome
delle industrie tedesche che si erano arricchite con le armi date alle varie
fazioni in Jugoslavia per fare la guerra. Io non mi sono accorto della traduzione
italiana di questi articoli e della loro distribuzione dai compagni. Non mi
sono accorto neanche del fatto che quel dato da tutti conoscibile, e cioè del
fatto che i croati hanno fatto l’ultima loro aggressione dopo essere stati
addestrati da ufficiali americani, io non ho visto i compagni di fronte alle
fabbriche dire agli operai: “guardate chi è l’imperialismo. Vedete Clinton chi
è?”. Clinton. Tu sai che Veltroni dice: “Io sono clintoniano”. Lo sai che la
Castellini in televisione al tempo delle elezioni americane dice: “Io voterei
Clinton”. Ecco io credo che cose da fare ce ne sarebbero insomma.
La tendenza
alla privatizzazione è ovviamente una balla, in questo senso: la
privatizzazione viene presentata come uno strumento per, come dire, distribuire
una proprietà monopolistica di stato. Questa è la balla. In realtà la
privatizzazione vuol dire consegnare l’industria di stato in mano ai grandi
gruppi multinazionali. ……dispongono
generalmente di un bilancio superiore a quello dello Stato, e hanno la
possibilità quindi, entrando direttamente in scena, di fare economie di
gestione, e ad avere un controllo diretto sulla società. Ovviamente questo si
comprende bene con la scomparsa del movimento comunista. La scomparsa del
movimento comunista toglie al padrone il costo della mediazione necessaria. Allora può entrare direttamente. Realizza
risparmi, licenzia, razionalizza la gestione, perché ormai le grandi società
hanno bilanci che equivalgono a quelli di due o tre stati insieme. Quindi
risparmiano.
La caduta del
mondo socialista ha significato la crisi in generale della socialdemocrazia,
perché appunto non c’era più bisogno della mediazione. Tangentopoli. Questo
grande sistema di corruzione generalizzata che ha significato per il
capitalismo la possibilità di realizzare profitti in una situazione di
stabilità sociale, una volta caduto il mondo socialista non serviva più. Allora
hanno fatto finta di scoprire che qualcuno aveva rubato, no?. Qui c’è anche un
interessante problema: questo fenomeno, proprio dell’ingresso diretto delle
multinazionali, ha individuato anche la possibilità di una contraddizione che
si è verificata, e cioè la contraddizione tra il personale che prima
mediatamente svolgeva questa funzione. E quindi fatto per svolgere questa funzione.
Il grande commesso distrettuale è prodotto direttamente
dalla multinazionale. La possibilità di
uno scontro tra questi due. E guarda che in buona parte della questione
universitaria oggi, viene improntata su questo, sulla rivalità di questi due
componenti.
A proposito
della faccenda degli artisti: un elemento su cui si riflette poco è questo: la
fabbrica capitalistica produce alla fine del ciclo un prodotto. Poi ovviamente
a quel punto il profitto non c’è. C’è il plusvalore, cioè la massa di beni che non
sono stati pagati all’operaio ma non c’è il profitto. Il profitto c’è quando
questi vengono venduti. Ora, il problema della confezione del prodotto,
dell’organizzazione del sistema di vendita, della costruzione di modalità di
gusto che orientino il pubblico a comprare certe cose, sono un momento
fondamentale della realizzazione del profitto, perché se non lo vende non c’è
profitto. Ecco, allora io credo che molto spesso, intellettuali impegnati nel
lavoro proprio di “confettura” della merce e di organizzazione della vendita,
non si rendano conto di quale funzione svolgono di realizzazione del profitto.
E qui è una questione appunto di formare anche il gusto. E per es. teatranti,
pittori, architetti ecc.lui diceva: “il post-moderno poi ha prodotto nulla”, è
vero, però ha prodotto una cosa fondamentale: il gusto per il…..
E questo è
fondamentale per piazzare certi ….
Io insisto
nel dire che da un lato noi diciamo la stessa cosa, dall’altro c’è un
fraintendimento su un punto: io credo che un aspetto del dogmatismo, di
qualunque tipo si tratti, è questo: tutta la complessità della realtà si riduce
a una cosa. Il dogmatismo va rifiutato sempre. Allora però bisogna capire che
se noi analizziamo da un punto di vista politico
degli eventi, anche degli eventi culturali, noi li analizziamo da un certo punto di vista, che è solo uno.
Ora, quando tu riconosci un fatto ovvio, perché è sotto gli occhi di tutti, di
questo intenso processo di mercificazione anche del prodotto artistico, da un
punto di vista politico tu concordi con quello che dico io. Ovviamente tu hai
perfettamente ragione che il termine cultura non può essere risolto
nell’analisi politica. Per es. se fosse risolto nell’analisi politica, ci
sarebbe questa stranezza di marx che per scrivere il capitale, fa riferimento
ad Aristotele e a Hegel. Non si spiegherebbe. Evidentemente esiste anche un
altro senso del termine cultura che non è esaurito dall’analisi politica. Hai
perfettamente ragione. Sono del tutto convinto che il libro più moderno che
leggo è il “Dialogo” di Platone. Ne sono profondamente convinto. Perché esiste
un livello ulteriore della cultura,
che tu non puoi ridurre in termini immediatamente politici e sociali. Hai
pienamente ragione. Il fatto però è che nella
società capitalistica, è vero che si realizza questa situazione: cioè che tutto è mercificato. Qualcosa che sfugge
è una variabile impazzita, che non cambia il quadro politico e sociale di
fondo. Allora proprio in nome di quello altro senso di cultura, prima di
tutto va tolta la struttura capitalistica. Su questo punto bisogna capirsi
molto bene. Non è una questione da poco. Il socialismo ha come protagonisti le
classi sociali moderne produttive. Questo non significa che la rivoluzione
avverrà nei paesi sviluppati prima di tutto. Marx stesso ha scritto mille volte
che la cosa più probabile è che sarebbe avvenuta nei paesi arretrati. Perché li
si sommuovono le contraddizioni arretrate e quelle moderne. Lui faceva
l’esempio della Germania, nel ’48 era un paese arretrato. Il problema è che però
la rivoluzione non vince se non arriva ai paesi di alto sviluppo
capitalistico. Ed è questo lo schema che lenin ha in testa: “rompiamo qui nel
paese arretrato, ma dobbiamo vincere in Germania, altrimenti siamo fottuti
anche qui.” Non abbiamo vinto. Allora quello che avviene in Russia non puoi
citarlo come esempio di socialismo. Non perché noi dobbiamo sputare addosso a
questa esperienza. Questa è un’esperienza eroica, bellissima e da rivendicare.
Ma non è un’esperienza di costruzione del socialismo. Non esistevano le basi
materiali, sociali, culturali per… E’ stata l’esperienza della costruzione
importantissima, e dimostrazione storica, che una società può reggersi senza la
proprietà privata dei principali strumenti di produzione e di scambio. Ma non è
stata un’esperienza di socialismo. Anche se noi andassimo a leggere seriamente
Stalin, cioè con l’occhio che vuol ragionare, Stalin ti dice mille volte: “noi
stiamo in una società di transizione”, di
transizione al socialismo. Ora, questo è il punto di fondo. Ovviamente chiunque
spacci quella esperienza come dimostrazione di quello che il
socialismo può fare sbaglia. E uno degli aspetti è il fatto che non è…..Tu
comprendi perfettamente che quando l’accademia delle scienze, degli artisti, di
quello che ti pare avevano degli organi dirigenti, membri del partito, delegati
dal partito, tu hai esattamente l’opposto della situazione che tutti
auspichiamo ovviamente. Ma se tu comprendi la realtà vera che i 70 anni
dell’unione sovietica sono 70 anni caratterizzati da due guerre mondiali, una
guerra civile, e un ricatto atomico addosso, onestamente, ma come vuoi
pretendere che questi facessero il socialismo? Allora noi dobbiamo capire in qui limiti, in quelle situazioni lì, cosa hanno fatto. Non possiamo certamente
applicarlo a modello. È ovvio.